| Angelo Barricelli:
Come vi è venuta l'idea
di formare il Guitalian?
Claudio Marcotulli: Ci conosciamo fin da ragazzi, e negli anni, di tanto in
tanto ci ècapitato di suonare insieme per qualche occasione
particolare per es. io con Stefano ho suonato molto quando facevo
parte del trio "Concentus" e con Maurizio e Guido
per altre situazioni.
Queste brevi occasioni di suonare insieme ci diedero modo
di capire che eravamo comunque molto in sintonia sulle grandi
questioni della musica come fraseggi, suono, intenti musicali
ecc.. e forse avremmo potuto incominciare a pensare a qualcosa
di più stabile finché, nel 2005, ai corsi di perfezionamento
che oggi teniamo ad Ascoli Piceno, abbiamo deciso di formare
il quartetto con il quale abbiamo effettuato il primo concerto
nel 2006.
Maurizio Norrito:
Il promotore dell'iniziativa scellerata è stato Claudio
Marcotulli; la proposta è stata subito accolta favorevolmente
dagli altri tre in primo luogo perché siamo tutti amici
da anni e poi perché era interessante l'idea di sfruttare
le nostre individuali e diversificate potenzialità artistiche
per un progetto comune.
Guido Fichtner:
Fu un idea di Claudio che è sempre stato un trascinatore.
Siamo grandi amici e da talmente tanti anni che non ne ricordo
più l'inizio. Nonostante le distanze delle nostre rispettive
abitazioni ci siamo sempre mantenuti in contatto e spesso in
collaborazione. Soprattutto non è mai mancata la stima
e la fiducia reciproca; alla proposta di Claudio abbiamo aderito
con entusiasmo perché abbiamo subito intuito che poteva
nascere qualcosa di speciale.
Stefano Palamidessi: In realtà, considerate le nostre rispettive residenze
(Milano, Fermo, Roma, Palermo), è fin troppo evidente
che ci piacciono le sfide. Il nostro è un mix irrinunciabile
di esperienza, divertimento, passione e follia....molta follia!
AB: Siete tutti degli ottimi solisti,con curriculum
di livello altissimo, quanto conta per suonare poi in quattro?
CM: Dando una
risposta scontata potrei dire che nella vita tutto conta, ma
personalmente penso che gli aspetti sicuramente più importanti
che ci uniscono siano questo feeling e gli intenti musicali
comuni, altrimenti ogni sforzo di creare qualcosa di duraturo
e prestigioso è vano!
Avere un curriculum di livello alle spalle garantisce chiaramente
la qualità di ogni singolo, ma suonare bene insieme è
tutt'altra cosa; conta moltissimo "sentire la musica"
allo stesso modo, respirare (musicalmente) insieme, conta il
"gioco di squadra" occorre molto spirito di sacrificio,
essere pronti a lottare per difendere le proprie idee musicali
ma anche a saper accettare quelle altrui con l'unico scopo che
la musica debba prevalere su tutto.
Non è assolutamente scontato che da soli, quattro ottimi
curricula diano un ottimo risultato!
MN: Conta molto
soprattutto per l'affidabilità reciproca perché
credo che ognuno si fidi l'uno dell'altro e per questo, nel
lavoro, si è abbastanza sicuri di andare tutti verso
lo stesso unico fine, cioè il rispetto della partitura
e della musica, in generale.
GF: Contare,
conta (anche perché per riuscire a stare dietro a Claudio
bisogna essere ben preparati) ma lavorare insieme non è
solo questione di curriculum. Alle nostre prime registrazioni
fatte per ascoltare un po' i risultati, c'era venuto da piangere.
Comunque conta, perché per lavorare con poche prove,
e con molte velleità, ci vuole la giusta dose di buone
doti e capacità di adattamento e di assimilazione.
SP: Suonare insieme
esige una tecnica individuale perfetta, ogni piccola incertezza
è a svantaggio dell'insieme; ma bisogna anche avere orecchie
per gli altri, cosa che non è propriamente dote di un
solista. Ognuno di noi suona in maniera personale: questo è
un aspetto ben chiaro all'interno del quartetto e, progettualmente,
facciamo di tutto per dare forza e ulteriore emozione al pensiero
di chi, in un determinato momento dellíesecuzione, sta tenendo
le redini.
AB: Dalle prime note del cd live, colpiscono subito due cose: un bel
suono e una dinamica spaventosa cos'è per voi un bel
suono? (se possibile avere la risposta per ognuno di voi)
CM: Penso che
la definizione "bel suono" in senso astratto non abbia
senso. Per me il bel suono Ë quello che si adatta meglio ad
ogni singola situazione storica e, all'interno della stessa
situazione storica, ad ogni singola frase. Personalmente, il
calore sonoro o la veemenza di vibrato che impiegherei nell'interpretazione
di una pagina di un compositore romantico, non sarebbero gli
stessi che impiegherei addentrandomi nell'interpretazione delle
meravigliose architetture barocche per le quali adotterei sicuramente
un suono più sobrio con un colore tendente al chiaro
mentre per esempio utilizzerei un suono violento ed "unghioso"
nella interpretazione di opere contemporanee per esempio di M. Ohana e comunque, all'interno di queste grandi schematizzazioni
cercherei sicuramente mille sfumature dettate dalle singole
frasi a seconda del loro carattere.
Potrei azzardare una sintesi a quanto ho appena detto affermando
che secondo me, un bel suono è la somma di tutti i suoni
possibili che ognuno con la propria maestria deve saper dosare
ed utilizzare nei momenti più opportuni.
MN: Al di là
del fatto scontato che il bel suono è quello pulito,
equilibrato nel suo colore, né troppo chiaro né
troppo scuro, controllato nell'attacco, rotondo, pieno, etc.
il problema non è possedere un bel suono ma avere un
suono espressivo cioè quello che serve per esprimere
al meglio il tipo di musica che si sta suonando. E questo credo
valga per tutti gli strumenti. Così è ovvio che
non si può avere lo stesso suono affrontando una suite
di Bach e una sonata di Ponce o Turina. Perfino nello stesso
brano si ha l'esigenza di diversificare il timbro. Ecco, non basta avere un bel suono bisogna avere la giusta capacità
e l'intelligenza musicale di saperlo usare.
GF: bello è
il suono "giusto" al momento giusto. Un bell'attacco
laterale delle unghie serve per la musica di Tarrega, più
chiaro e meno aggressivo per la musica di Bach. Variegato e
dinamico per l'Ottocento, più flessibile e a volte estremo
per la musica contemporanea.
Ogni epoca ed ogni autore hanno bisogno di un suono bello
e probabilmente il suono brutto è solo quello usato al
momento sbagliato...
SP: senza addentrarci
in parametri estetici, penso che noi tutti amiamo la chitarra,
non la maltrattiamo e quindi concepiamo ogni singolo suono come
un sensibile evento tattile. Ma la bellezza sta anche (o forse
soprattutto) nel'organizzazione dei suoni in incisi e frasi,
dove subentrano mille fattori, dal vibrato al respiro, dal timbro
alla dinamica.. Inoltre, in quattro, la bellezza sta anche nell'interazione
tra i suoni; fare un bell'accordo in quattro richiede sensibilità
e lavoro.
AB: Provenite tutti da ottime scuole di Chitarra, i maestri a cui siete
legati e perché (se possibile avere la risposta per ognuno
di voi)
CM: Io posso
dire di conservare tutt'oggi un rapporto bellissimo con tutti
i maestri che ho avuto perché ognuno, con la propria
personalità e saggezza, ha saputo aggiungere un tassello
al mosaico relativo alla mia formazione artistica ma tutti hanno
saputo trasmettermi la voglia e líentusiasmo nel fare musica
con la chitarra e di ciò sarò loro eternamente
grato. Ho iniziato lo studio della chitarra con Mario Jalenti
per poi continuarlo con Michelangelo Severi terminando gli studi
in Italia con Alfonso Borghese. Nel proseguo, debbo naturalmente
citare il maestro Alberto Ponce cui debbo tantissimo e con il
quale sono in contatto da quando ci siamo conosciuti nel 1980.
Tra l'altro tutti e quattro abbiamo seguito i corsi di perfezionamento
con Alberto Ponce sia a Parigi che nei vari stages estivi ed
è sicuramente la persona che sta alla base di quelli
che definivo precedentemente come "comuni intenti musicali"
del quartetto.
MN: Musicalmente,
io devo molto, se non tutto, al M° Alberto Ponce, che mi
ha "semplicemente" indicato la strada che cercavo
da anni: quella che per cui desideravo diventare principalmente
un musicista e non solo un chitarrista. Un musicista che usa
"per caso" una chitarra.
GF: concordo
con Claudio sul concetto che il collante del nostro stare insieme
sia aver seguito gli insegnamenti, e soprattutto la filosofia
di vita musicale, di Alberto Ponce. Comunque il mio precedente
insegnante, Mauro Storti, mi aveva messo su una strada molto
simile e oggi posso affermare, con molta riconoscenza, di dovere
tutta la mia carriera a questi due grandi maestri.
SP: il mio maestro,
colui che mi ha seguito per anni fino al diploma, è stato
Carlo Carfagna. Lui mi ha insegnato ad usare l'orecchio e a
compiere una ricerca tecnica sempre finalizzata ad un risultato
musicale, senza prevenzioni o barriere. Con tanta curiosità
e libertà di orizzonti, ogni incontro, seppure brevissimo,
è stato poi determinante: posso citare Alberto Ponce,
Josè Tomas, Hopkinson Smith ma anche Mischa Maisky, Aldo
Ciccolini e tanti altri.
AB: Si sente che dietro a questo lavoro "live" (è
difficile crederlo per la pulizia e l'affiatamento,complimenti!!)
c'è la voglia di suonare divertendosi, come fate a suonare
cosi, pur vivendo e insegnando in 4 città lontane tra
loro?
CM: È
sicuramente l'aspetto più curioso ed incredibile della
nostra formazione e se la nostra carriera avrà un seguito,
sarà sicuramente un caso unico nella storia dei quartetti
di chitarra!
Dal punto di vista logistico non è facile ed è
importantissima l'ottimizzazione dei tempi di studio arrivando
alle prove con le parti studiate al meglio. Le registrazioni
audio o video, in fase di studio, aiutano molto perché
si riesce a correggere difetti che, concentrati nell'esecuzione,
a volte sfuggono. Oltre a ciò comunque, ognuno di noi
ha molta esperienza di musica da camera per aver collaborato
o collaborare tutt'ora con varie formazioni strumentali e questo
sicuramente compensa la relativa frequenza delle prove.
Rispondendo all'affermazione del "suonare divertendosi",
ti dirò che per noi è realmente un piacere suonare
e sono felice che questo aspetto traspaia; lo studio intenso
deve tendere a togliere ogni difficoltà esecutiva fino
a poter offrire il concerto come una "gioia di vivere"!
MN: È
proprio così, proprio per la voglia che abbiamo di suonare
divertendoci. Per il resto è solo un problema organizzativo.
Stabiliamo giorni di prove periodiche, ci alterniamo nelle varie
nostre città, a turno prenotiamo i nostri voli, tutto
il resto è studio, impegno ma anche "divertimento",
termine del classicismo musicale, che nel nostro caso si adatta
perfettamente.
GF: Aggiungo
solo che le prove, proprio perché poche, spesso sono
sfinenti: anche 11-12 ore di studio consecutive per cercare
l'affiatamento e l'unità di intenti musicali. Per reggere
questi ritmi la componente "divertimento" non può
mancare e spesso momenti anche esilaranti (Stefano ne dice di
tutti i colori) ci rendono meno faticoso lavorare e più
divertente ritrovarsi. Se ciò traspare è perché
è proprio così!
SP: Le nostre
prove sono il momento di maggiore creatività: ci mettiamo
dentro fantasia, ispirazione, gioia, raziocinio, azione teatrale,
insomma tante idee. Di tutto questo materiale, quel che ne rimarrà
in pubblico è sempre una incognita: viviamo le esecuzioni
in concerto con grande libertà, in un clima di reciproca
attenzione, stimolo e reattività. Questo fa sì
che vi sia divertimento e che le esecuzioni non siano mai cristallizzate.
AB: Ho ascoltato diverse formazioni da camera, la
vostra, a mio modesto avviso è di un'altro pianeta, c'è
una ricetta particolare?
CM: Ti ringrazio
del complimento. La ricetta? Certo che c'è! Tanto studio,
tanto sacrificio, tanto rispetto gli uni degli altri, condividere
successi ed insuccessi e sostenersi continuamente, ascoltarsi
in continuazione mentre si suona ed intervenire in tempo reale
sui piccoli imprevisti del momento, rispetto della partitura
quasi maniacale, ma allo stesso tempo personalizzazione della
stessa con l'introduzione di nostre idee musicali. Queste e
tante altre cose ancora sono il piccolo segreto!
MN: Forse la
cosa più importante è la nostra comunanza di intenti
espressivi; al di là delle nostre differenze caratteriali
e delle modalità personali, che costituiscono comunque
una risorsa, devo dire che pochissime volte siamo in disaccordo
sulla risoluzione delle problematiche musicali.
GF: Ti ringrazio
anch'io per il complimento. La ricetta di per sé è
semplice: democrazia, rispetto, lavoro e determinazione. Realizzarla
è un po' più complicato... si fa quel che si può.
SP: Semplicemente
ci vogliamo bene e ci stimiamo, siamo felici di fare musica
insieme e credo che questo arrivi con chiarezza al pubblico.
AB: Siete spesso in giro per il mondo e ultimamente
in Spagna, come siete accolti in questo paese?
CM: la Spagna
è un paese che amo molto e nel quale mi sento sempre
come a casa. Ultimamente abbiamo suonato in due Festivals molto
importanti: quello di Ponferrada e di Palencia e l'accoglienza
è stata entusiastica! Il pubblico ha apprezzato pienamente
le musiche proposte e le nostre interpretazioni; il prossimo
anno effettueremo una tournée sempre nel nord della Spagna
e speriamo che ogni anno si ripresenti questa opportunità!
MN: Sempre molto
bene. In Spagna e all'estero, di solito, il pubblico è
giustamente molto esigente perché c'è un gran
rispetto per i musicisti italiani e per la musica in generale,
paradossalmente più che in Italia stessa.
GF: concordo
SP: Dagli artisti Italiani ci si aspetta eleganza, virtuosismo,
passione, cantabilità e qualche momento di affascinante
incoerenza: noi siamo abbastanza vicini a questo cliché
che piace tanto al pubblico straniero.
AB: Una domanda a cui tengo molto perché sul
ns portale ci leggono molti "amatori" delle sei corde
soprattutto giovani allievi cosa consigliate ai giovani
per intraprendere la carriera concertistica?
CM: Anche questa
domanda la ritengo non proprio esatta, nel senso che la carriera
concertistica non si decide un bel giorno di intraprenderla!
Quando ciò accade, in realtà già ci si
trova sulla strada.
Ciò detto, ai giovani raccomando tanto studio, sia
della chitarra che della musica in generale! Non prefissarsi
nessuno scopo se non quello di arrivare a dare il massimo di
loro stessi; vivere la musica con entusiasmo e non pensare che
tutto ha un senso solo se arriva la grande carriera altrimenti
ci si sentirà dei frustrati a vita! La musica, e in essa
la chitarra, valgono la pena di essere vissuti con il sorriso
sulle labbra "a prescindere"da ciò che accadrà
nel corso della vita che nessuno potrà mai prevedere.
GF: concordo
MN: Prima di
tutto studiare tanto, usando la testa e meno le dita. Nel senso
che bisogna riflettere molto in fase di studio, farsi le giuste
domande, prima ancora di trovare le risposte. Se non ci si riesce
da soli, un buon maestro può essere fondamentale. Al
di là dello studio poi ci vuole un minimo di progettualità.
Possono aiutare gli stages di perfezionamento, i concorsi e
suonare in pubblico il più possibile.
SP: passione,
caparbietà, curiosità e umiltà.
AB: Il Vostro prossimo progetto discografico?
Tutti: Un cd che
ci sta molto a cuore e di cui restano solo alcuni brani da selezionare;
non appena sarà pronto sarai il primo a saperlo!
AB: I prossimi recitals?
Tutti: Questa estate
abbiamo dei concerti in centro e sud Italia e in autunno abbiamo
una tourné e di concerti nel nord, poi con gli inizi
del 2010 andremo di nuovo in Spagna e nell'autunno negli USA.
AB: Adesso se permettete, alcune domandine divertenti facenti parte
della raccolta extra
Domande extra (volendo si può giocare il
jolly) ehehee
CM
Chi è il più bravo, tra i quattro?
Tutti in parti uguali!
Chi è il più divertente? Stefano
chi il più noioso? Nessuno
il più tirchio? Non
si può dire...!
il più nervoso? Un
po' tutti... quando necessita!
il più calmo? Maurizio
chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo?
Tutti, ma la nascondiamo molto bene!
chi è che veste alla moda? Noi è già molto che vestiamo!
Che strumenti usate? La mia è una chitarra Ignacio Fleta del'73
MN
Chi è il più bravo, tra i quattro? Ovviamente io
Chi è il più divertente?
Ovviamente io
chi il più noioso? Ovviamente non io
il più tirchio? Nessuno
il più nervoso Tutti,
a turno
il più calmo Tutti,
a turno
chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo?
Nessuno perché male che vada ci facciamo una suonata
chi è che veste alla moda? Noi ci vestiamo ed è già qualcosa
Che strumenti usate? A seconda i casi dalla Eko alla Fleta, passando per Friedrich,
Scandurra e Migliorini-Pozzi.
GF
Chi è il più bravo,tra i quattro?
Claudio!
Chi è il più divertente? Stefano!
chi il più noioso? La noia per noi non esiste.
il più tirchio? Con
quello che spendiamo per le prove... direi che è l'ultimo
dei problemi.
il più nervoso? A
turno, quello che ha dormito meno la settimana prima!
il più calmo? Maurizio!
chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo?
Non saprei, ma io sono sempre felice di scendere!
chi è che veste alla moda? Temo che ne siamo tutti fuori!
Che strumenti usate? Suono con una Fleta del '86.
SP
Chi è il più bravo,tra i quattro?
Facciamo a gara per esserlo, una guerra senza esclusione di
colpi!!!
Chi è il più divertente? Quattro caratteri diversi messi a confronto: è come
stare al varietà, una gag continua.
chi il più noioso? Quando uno di noi diventa noioso, gli altri tre lo fanno nero...
il più tirchio? Fra
di noi è in atto una stressante competizione per chi
pagherà al bar o al ristorante, a volte litighiamo per
arrogarci il privilegio di pagare.
il più nervoso? Non
propriamente nervoso, Claudio ha solo la pressione più
alta!
il più calmo? Maurizio
è "calmo" in una maniera stressante, Guido
è calmo e basta.
chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo?
A giudicare dalle "penniche" che ci facciamo in
volo, direi nessuno.
chi è che veste alla moda? Noi non vestiamo alla moda, noi facciamo tendenza..
Che strumenti usate? Quattro strumenti diversi, ognuno molto simile al relativo
proprietario.
GRAZIE MOLTE: in Bocca al Lupo!!!
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