Gennaio 2009
Quattro chitarre all’opera
AA.VV.
Guitalian Quartet
(Claudio Marcotulli, Stefano Palamidessi, Guido Fichtner, Maurizio Norrito)
Oidi Records 2007 Durata 60’

L’impressione che si ha ascoltando la prima traccia di questo disco è indubbiamente ottima: colori e dinamiche molto curati ed enfatizzati, ricerca di quelle sonorità che ci si può aspettare solo da un’orchestra… poi la musica termina e arrivano gli applausi e ci si rende conto che questo disco è stato registrato dal vivo e ciò che già appariva degno di lode diventa sbalorditivo. E d’altro canto da quattro interpreti di questo livello non ci si può che aspettare un’interpretazione di prim’ordine. Il repertorio proposto inizia con un’ atmosfera operistica, presentando una brillante trascrizione della celebre Ouverture del Barbiere di Rossini ed una coloratissima Suite dalla Carmen di George Bizet. Alcune aperture un po’ più azzardate sono affidate alla musica di Piazzolla che crea il giusto anello di congiunzione con il paesaggio piovoso del maestro cubano Leo Brouwer. A concludere il repertorio sono due interessanti quanto energici brani del cubano Eduardo Martin. Un ritmo incalzante e mai monotono, un fitto e sottile intreccio di voci e timbri ed una cornice di effetti sonori molto ben dosati animano l’intero disco che per un’ora attira l’attenzione dell’ascoltatore e lo assorbe completamente lasciando alla fine una domanda incredula e dispiaciuta: “ ma è già finito?”

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Ermanno Brignolo




CHITARRA E DINTORNI

Rivista on-line
GeNnaio 2009


Prima prova discografica del Guitalian Quartet, quartetto di chitarristi italiani che rispondono ai nomi prestigiosi di affermati solisti come Claudio Marcotulli, Stefano Palamidessi, Maurizio Norrito e Guido Fichtner. Una prima prova che suona decisamente come un biglietto da visita e una dimostrazione delle notevoli potenzialità di questo quartetto, cosa decisamente non usuale nel mondo della chitarra classica questa registrazione è infatti live, in presa diretta durante il concerto tenutosi a Palermo il 16 ottobre 2007. Il repertorio, sebbene concentrato tra l’ottocento e gli autori contemporanei, è decisamente vario e spazia dai brillanti arrangiamenti della Overture del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossigni e della Carmen di Bizet, a recupero e testimonianza della tradizione cameristica della musica per chitarra classica, ai tanghi coloratissimi e spumeggianti di Astor Piazzolla, ai paesaggi piovosi cubani di Leo Brouwer ai quadri musicali di Edoardo Martin
Si trascorre una piacevole oretta in compagnia del quartetto, le musiche sono ben arrangiate e suonano tranquille e lievi all’orecchio, senza forzature, senza eccessi di virtuosismo, senza arrangiamenti pedanti e ricorsivi e soprattutto senza quel senso di pesantezza che a volte accompagna la musica contemporanea, ci si sorprende a canticchiare i temi delle opere, a tentare qualche passo di tango ascoltando Piazzolla e si tende l’orecchio al rumore della pioggia nel brano di Brouwer. La qualità musicale è eccellente, per i miei gusti (tenete conto che adoro il repertorio contemporaneo) mi sento di lodare con più insistenza i due brani di Piazzolla e quello di Brouwer.
Lunga vita al Guitalian Quartet! Spero di avere presto l’occasione di sentirli suonare dal vivo!
Andrea Aguzzi
L'intervista

Angelo Barricelli: Come vi è venuta l'idea di formare il Guitalian?

Claudio Marcotulli: Ci conosciamo fin da ragazzi, e negli anni, di tanto in tanto ci ècapitato di suonare insieme per qualche occasione particolare per es. io con Stefano ho suonato molto quando facevo parte del trio "Concentus" e con Maurizio e Guido per altre situazioni.

Queste brevi occasioni di suonare insieme ci diedero modo di capire che eravamo comunque molto in sintonia sulle grandi questioni della musica come fraseggi, suono, intenti musicali ecc.. e forse avremmo potuto incominciare a pensare a qualcosa di più stabile finché, nel 2005, ai corsi di perfezionamento che oggi teniamo ad Ascoli Piceno, abbiamo deciso di formare il quartetto con il quale abbiamo effettuato il primo concerto nel 2006.

Maurizio Norrito: Il promotore dell'iniziativa scellerata è stato Claudio Marcotulli; la proposta è stata subito accolta favorevolmente dagli altri tre in primo luogo perché siamo tutti amici da anni e poi perché era interessante l'idea di sfruttare le nostre individuali e diversificate potenzialità artistiche per un progetto comune.

Guido Fichtner: Fu un idea di Claudio che è sempre stato un trascinatore. Siamo grandi amici e da talmente tanti anni che non ne ricordo più l'inizio. Nonostante le distanze delle nostre rispettive abitazioni ci siamo sempre mantenuti in contatto e spesso in collaborazione. Soprattutto non è mai mancata la stima e la fiducia reciproca; alla proposta di Claudio abbiamo aderito con entusiasmo perché abbiamo subito intuito che poteva nascere qualcosa di speciale.

Stefano Palamidessi: In realtà, considerate le nostre rispettive residenze (Milano, Fermo, Roma, Palermo), è fin troppo evidente che ci piacciono le sfide. Il nostro è un mix irrinunciabile di esperienza, divertimento, passione e follia....molta follia!

AB: Siete tutti degli ottimi solisti,con curriculum di livello altissimo, quanto conta per suonare poi in quattro?

CM: Dando una risposta scontata potrei dire che nella vita tutto conta, ma personalmente penso che gli aspetti sicuramente più importanti che ci uniscono siano questo feeling e gli intenti musicali comuni, altrimenti ogni sforzo di creare qualcosa di duraturo e prestigioso è vano!

Avere un curriculum di livello alle spalle garantisce chiaramente la qualità di ogni singolo, ma suonare bene insieme è tutt'altra cosa; conta moltissimo "sentire la musica" allo stesso modo, respirare (musicalmente) insieme, conta il "gioco di squadra" occorre molto spirito di sacrificio, essere pronti a lottare per difendere le proprie idee musicali ma anche a saper accettare quelle altrui con l'unico scopo che la musica debba prevalere su tutto.

Non è assolutamente scontato che da soli, quattro ottimi curricula diano un ottimo risultato!

MN: Conta molto soprattutto per l'affidabilità reciproca perché credo che ognuno si fidi l'uno dell'altro e per questo, nel lavoro, si è abbastanza sicuri di andare tutti verso lo stesso unico fine, cioè il rispetto della partitura e della musica, in generale.

GF: Contare, conta (anche perché per riuscire a stare dietro a Claudio bisogna essere ben preparati) ma lavorare insieme non è solo questione di curriculum. Alle nostre prime registrazioni fatte per ascoltare un po' i risultati, c'era venuto da piangere. Comunque conta, perché per lavorare con poche prove, e con molte velleità, ci vuole la giusta dose di buone doti e capacità di adattamento e di assimilazione.

SP: Suonare insieme esige una tecnica individuale perfetta, ogni piccola incertezza è a svantaggio dell'insieme; ma bisogna anche avere orecchie per gli altri, cosa che non è propriamente dote di un solista. Ognuno di noi suona in maniera personale: questo è un aspetto ben chiaro all'interno del quartetto e, progettualmente, facciamo di tutto per dare forza e ulteriore emozione al pensiero di chi, in un determinato momento dellíesecuzione, sta tenendo le redini.

AB: Dalle prime note del cd live, colpiscono subito due cose: un bel suono e una dinamica spaventosa cos'è per voi un bel suono? (se possibile avere la risposta per ognuno di voi)

CM: Penso che la definizione "bel suono" in senso astratto non abbia senso. Per me il bel suono Ë quello che si adatta meglio ad ogni singola situazione storica e, all'interno della stessa situazione storica, ad ogni singola frase. Personalmente, il calore sonoro o la veemenza di vibrato che impiegherei nell'interpretazione di una pagina di un compositore romantico, non sarebbero gli stessi che impiegherei addentrandomi nell'interpretazione delle meravigliose architetture barocche per le quali adotterei sicuramente un suono più sobrio con un colore tendente al chiaro mentre per esempio utilizzerei un suono violento ed "unghioso" nella interpretazione di opere contemporanee per esempio di M. Ohana e comunque, all'interno di queste grandi schematizzazioni cercherei sicuramente mille sfumature dettate dalle singole frasi a seconda del loro carattere.

Potrei azzardare una sintesi a quanto ho appena detto affermando che secondo me, un bel suono è la somma di tutti i suoni possibili che ognuno con la propria maestria deve saper dosare ed utilizzare nei momenti più opportuni.

MN: Al di là del fatto scontato che il bel suono è quello pulito, equilibrato nel suo colore, né troppo chiaro né troppo scuro, controllato nell'attacco, rotondo, pieno, etc. il problema non è possedere un bel suono ma avere un suono espressivo cioè quello che serve per esprimere al meglio il tipo di musica che si sta suonando. E questo credo valga per tutti gli strumenti. Così è ovvio che non si può avere lo stesso suono affrontando una suite di Bach e una sonata di Ponce o Turina. Perfino nello stesso brano si ha l'esigenza di diversificare il timbro. Ecco, non basta avere un bel suono bisogna avere la giusta capacità e l'intelligenza musicale di saperlo usare.

GF: bello è il suono "giusto" al momento giusto. Un bell'attacco laterale delle unghie serve per la musica di Tarrega, più chiaro e meno aggressivo per la musica di Bach. Variegato e dinamico per l'Ottocento, più flessibile e a volte estremo per la musica contemporanea.

Ogni epoca ed ogni autore hanno bisogno di un suono bello e probabilmente il suono brutto è solo quello usato al momento sbagliato...

SP: senza addentrarci in parametri estetici, penso che noi tutti amiamo la chitarra, non la maltrattiamo e quindi concepiamo ogni singolo suono come un sensibile evento tattile. Ma la bellezza sta anche (o forse soprattutto) nel'organizzazione dei suoni in incisi e frasi, dove subentrano mille fattori, dal vibrato al respiro, dal timbro alla dinamica.. Inoltre, in quattro, la bellezza sta anche nell'interazione tra i suoni; fare un bell'accordo in quattro richiede sensibilità e lavoro.

AB: Provenite tutti da ottime scuole di Chitarra, i maestri a cui siete legati e perché (se possibile avere la risposta per ognuno di voi)

CM: Io posso dire di conservare tutt'oggi un rapporto bellissimo con tutti i maestri che ho avuto perché ognuno, con la propria personalità e saggezza, ha saputo aggiungere un tassello al mosaico relativo alla mia formazione artistica ma tutti hanno saputo trasmettermi la voglia e líentusiasmo nel fare musica con la chitarra e di ciò sarò loro eternamente grato. Ho iniziato lo studio della chitarra con Mario Jalenti per poi continuarlo con Michelangelo Severi terminando gli studi in Italia con Alfonso Borghese. Nel proseguo, debbo naturalmente citare il maestro Alberto Ponce cui debbo tantissimo e con il quale sono in contatto da quando ci siamo conosciuti nel 1980.

Tra l'altro tutti e quattro abbiamo seguito i corsi di perfezionamento con Alberto Ponce sia a Parigi che nei vari stages estivi ed è sicuramente la persona che sta alla base di quelli che definivo precedentemente come "comuni intenti musicali" del quartetto.

MN: Musicalmente, io devo molto, se non tutto, al M° Alberto Ponce, che mi ha "semplicemente" indicato la strada che cercavo da anni: quella che per cui desideravo diventare principalmente un musicista e non solo un chitarrista. Un musicista che usa "per caso" una chitarra.

GF: concordo con Claudio sul concetto che il collante del nostro stare insieme sia aver seguito gli insegnamenti, e soprattutto la filosofia di vita musicale, di Alberto Ponce. Comunque il mio precedente insegnante, Mauro Storti, mi aveva messo su una strada molto simile e oggi posso affermare, con molta riconoscenza, di dovere tutta la mia carriera a questi due grandi maestri.

SP: il mio maestro, colui che mi ha seguito per anni fino al diploma, è stato Carlo Carfagna. Lui mi ha insegnato ad usare l'orecchio e a compiere una ricerca tecnica sempre finalizzata ad un risultato musicale, senza prevenzioni o barriere. Con tanta curiosità e libertà di orizzonti, ogni incontro, seppure brevissimo, è stato poi determinante: posso citare Alberto Ponce, Josè Tomas, Hopkinson Smith ma anche Mischa Maisky, Aldo Ciccolini e tanti altri.

AB: Si sente che dietro a questo lavoro "live" (è difficile crederlo per la pulizia e l'affiatamento,complimenti!!) c'è la voglia di suonare divertendosi, come fate a suonare cosi, pur vivendo e insegnando in 4 città lontane tra loro?

CM: È sicuramente l'aspetto più curioso ed incredibile della nostra formazione e se la nostra carriera avrà un seguito, sarà sicuramente un caso unico nella storia dei quartetti di chitarra!

Dal punto di vista logistico non è facile ed è importantissima l'ottimizzazione dei tempi di studio arrivando alle prove con le parti studiate al meglio. Le registrazioni audio o video, in fase di studio, aiutano molto perché si riesce a correggere difetti che, concentrati nell'esecuzione, a volte sfuggono. Oltre a ciò comunque, ognuno di noi ha molta esperienza di musica da camera per aver collaborato o collaborare tutt'ora con varie formazioni strumentali e questo sicuramente compensa la relativa frequenza delle prove.

Rispondendo all'affermazione del "suonare divertendosi", ti dirò che per noi è realmente un piacere suonare e sono felice che questo aspetto traspaia; lo studio intenso deve tendere a togliere ogni difficoltà esecutiva fino a poter offrire il concerto come una "gioia di vivere"!

MN: È proprio così, proprio per la voglia che abbiamo di suonare divertendoci. Per il resto è solo un problema organizzativo. Stabiliamo giorni di prove periodiche, ci alterniamo nelle varie nostre città, a turno prenotiamo i nostri voli, tutto il resto è studio, impegno ma anche "divertimento", termine del classicismo musicale, che nel nostro caso si adatta perfettamente.

GF: Aggiungo solo che le prove, proprio perché poche, spesso sono sfinenti: anche 11-12 ore di studio consecutive per cercare l'affiatamento e l'unità di intenti musicali. Per reggere questi ritmi la componente "divertimento" non può mancare e spesso momenti anche esilaranti (Stefano ne dice di tutti i colori) ci rendono meno faticoso lavorare e più divertente ritrovarsi. Se ciò traspare è perché è proprio così!

SP: Le nostre prove sono il momento di maggiore creatività: ci mettiamo dentro fantasia, ispirazione, gioia, raziocinio, azione teatrale, insomma tante idee. Di tutto questo materiale, quel che ne rimarrà in pubblico è sempre una incognita: viviamo le esecuzioni in concerto con grande libertà, in un clima di reciproca attenzione, stimolo e reattività. Questo fa sì che vi sia divertimento e che le esecuzioni non siano mai cristallizzate.


AB: Ho ascoltato diverse formazioni da camera, la vostra, a mio modesto avviso è di un'altro pianeta, c'è una ricetta particolare?

CM: Ti ringrazio del complimento. La ricetta? Certo che c'è! Tanto studio, tanto sacrificio, tanto rispetto gli uni degli altri, condividere successi ed insuccessi e sostenersi continuamente, ascoltarsi in continuazione mentre si suona ed intervenire in tempo reale sui piccoli imprevisti del momento, rispetto della partitura quasi maniacale, ma allo stesso tempo personalizzazione della stessa con l'introduzione di nostre idee musicali. Queste e tante altre cose ancora sono il piccolo segreto!

MN: Forse la cosa più importante è la nostra comunanza di intenti espressivi; al di là delle nostre differenze caratteriali e delle modalità personali, che costituiscono comunque una risorsa, devo dire che pochissime volte siamo in disaccordo sulla risoluzione delle problematiche musicali.

GF: Ti ringrazio anch'io per il complimento. La ricetta di per sé è semplice: democrazia, rispetto, lavoro e determinazione. Realizzarla è un po' più complicato... si fa quel che si può.

SP: Semplicemente ci vogliamo bene e ci stimiamo, siamo felici di fare musica insieme e credo che questo arrivi con chiarezza al pubblico.

AB: Siete spesso in giro per il mondo e ultimamente in Spagna, come siete accolti in questo paese?

CM: la Spagna è un paese che amo molto e nel quale mi sento sempre come a casa. Ultimamente abbiamo suonato in due Festivals molto importanti: quello di Ponferrada e di Palencia e l'accoglienza è stata entusiastica! Il pubblico ha apprezzato pienamente le musiche proposte e le nostre interpretazioni; il prossimo anno effettueremo una tournée sempre nel nord della Spagna e speriamo che ogni anno si ripresenti questa opportunità!

MN: Sempre molto bene. In Spagna e all'estero, di solito, il pubblico è giustamente molto esigente perché c'è un gran rispetto per i musicisti italiani e per la musica in generale, paradossalmente più che in Italia stessa.

GF: concordo

SP: Dagli artisti Italiani ci si aspetta eleganza, virtuosismo, passione, cantabilità e qualche momento di affascinante incoerenza: noi siamo abbastanza vicini a questo cliché che piace tanto al pubblico straniero.

AB: Una domanda a cui tengo molto perché sul ns portale ci leggono molti "amatori" delle sei corde soprattutto giovani allievi cosa consigliate ai giovani per intraprendere la carriera concertistica?

CM: Anche questa domanda la ritengo non proprio esatta, nel senso che la carriera concertistica non si decide un bel giorno di intraprenderla! Quando ciò accade, in realtà già ci si trova sulla strada.

Ciò detto, ai giovani raccomando tanto studio, sia della chitarra che della musica in generale! Non prefissarsi nessuno scopo se non quello di arrivare a dare il massimo di loro stessi; vivere la musica con entusiasmo e non pensare che tutto ha un senso solo se arriva la grande carriera altrimenti ci si sentirà dei frustrati a vita! La musica, e in essa la chitarra, valgono la pena di essere vissuti con il sorriso sulle labbra "a prescindere"da ciò che accadrà nel corso della vita che nessuno potrà mai prevedere.

GF: concordo

MN: Prima di tutto studiare tanto, usando la testa e meno le dita. Nel senso che bisogna riflettere molto in fase di studio, farsi le giuste domande, prima ancora di trovare le risposte. Se non ci si riesce da soli, un buon maestro può essere fondamentale. Al di là dello studio poi ci vuole un minimo di progettualità. Possono aiutare gli stages di perfezionamento, i concorsi e suonare in pubblico il più possibile.

SP: passione, caparbietà, curiosità e umiltà.

AB: Il Vostro prossimo progetto discografico?

Tutti: Un cd che ci sta molto a cuore e di cui restano solo alcuni brani da selezionare; non appena sarà pronto sarai il primo a saperlo!

AB: I prossimi recitals?

Tutti: Questa estate abbiamo dei concerti in centro e sud Italia e in autunno abbiamo una tourné e di concerti nel nord, poi con gli inizi del 2010 andremo di nuovo in Spagna e nell'autunno negli USA.

 

AB: Adesso se permettete, alcune domandine divertenti facenti parte della raccolta extra

Domande extra (volendo si può giocare il jolly) ehehee

CM
Chi è il più bravo, tra i quattro? Tutti in parti uguali!

Chi è il più divertente? Stefano

chi il più noioso? Nessuno

il più tirchio? Non si può dire...!

il più nervoso? Un po' tutti... quando necessita!

il più calmo? Maurizio

chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo? Tutti, ma la nascondiamo molto bene!

chi è che veste alla moda? Noi è già molto che vestiamo!

Che strumenti usate? La mia è una chitarra Ignacio Fleta del'73

 

MN
Chi è il più bravo, tra i quattro? Ovviamente io

Chi è il più divertente? Ovviamente io

chi il più noioso? Ovviamente non io

il più tirchio? Nessuno

il più nervoso Tutti, a turno

il più calmo Tutti, a turno

chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo? Nessuno perché male che vada ci facciamo una suonata

chi è che veste alla moda? Noi ci vestiamo ed è già qualcosa

Che strumenti usate? A seconda i casi dalla Eko alla Fleta, passando per Friedrich, Scandurra e Migliorini-Pozzi.

 

GF
Chi è il più bravo,tra i quattro? Claudio!

Chi è il più divertente? Stefano!

chi il più noioso? La noia per noi non esiste.

il più tirchio? Con quello che spendiamo per le prove... direi che è l'ultimo dei problemi.

il più nervoso? A turno, quello che ha dormito meno la settimana prima!

il più calmo? Maurizio!

chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo? Non saprei, ma io sono sempre felice di scendere!

chi è che veste alla moda? Temo che ne siamo tutti fuori!

Che strumenti usate? Suono con una Fleta del '86.

 

SP
Chi è il più bravo,tra i quattro? Facciamo a gara per esserlo, una guerra senza esclusione di colpi!!!

Chi è il più divertente? Quattro caratteri diversi messi a confronto: è come stare al varietà, una gag continua.

chi il più noioso? Quando uno di noi diventa noioso, gli altri tre lo fanno nero...

il più tirchio? Fra di noi è in atto una stressante competizione per chi pagherà al bar o al ristorante, a volte litighiamo per arrogarci il privilegio di pagare.

il più nervoso? Non propriamente nervoso, Claudio ha solo la pressione più alta!

il più calmo? Maurizio è "calmo" in una maniera stressante, Guido è calmo e basta.

chi è (se c'è) che ha paura dell'aereo? A giudicare dalle "penniche" che ci facciamo in volo, direi nessuno.

chi è che veste alla moda? Noi non vestiamo alla moda, noi facciamo tendenza..

Che strumenti usate? Quattro strumenti diversi, ognuno molto simile al relativo proprietario.

GRAZIE MOLTE: in Bocca al Lupo!!!

 

Angelo Barricelli